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Laboratorio di scrittura 2011 - 12
Laboratorio di Scrittura 2011 / 12
Apertura iscrizioni
Pubblicato il: Settembre 21st, 2011 under Varie, coaching, presentazione libri, scrittura creativa.
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Presentazione del 7 aprile 2001 a Roma , h 19:00-Libreria caffè Flexi - Via Clementina 9
h. 17:24:24ADNK CUL 04/04/2011 19.40.51TitoliStampaLIBRI: VINCENZO CIAMPI SVELA IL MARTIRIO CRISTIANO DI PERPETUALIBRI: VINCENZO CIAMPI SVELA IL MARTIRIO CRISTIANO DI PERPETUA ESCE DAHISTORICA EDIZIONI IL ROMANZO ‘LA RAGAZZA DI CARTAGINE’ Roma, 4 apr. -(Adnkronos) - Il martirio cristiano di Perpetua morta nel 203 dopo Cristonell’anfiteatro di Cartagine. E l’angoscia di un padre che non e’ riuscito a convincerela figlia a salvarsi. Questi gli elementi del romanzo di ambientazione storica scritto daVincenzo Ciampi ‘La Ragazza di Cartagine’, pubblicato da Historica Edizioni. Al centrodella vicenda emerge la figura di nell’Anfiteatro di Cartagine. Ed emergono anche glisforzi del padre che, scrivendole in carcere prima della fine, non riusci’ a convincerlaa ritornare sui suoi passi e a salvarsi la vita. Ciampi racconta che, nel marzo del 203d.C., nell’Anfiteatro di Cartagine, furono condannati ‘ad bestias’ (ad essere divorativivi da belve nelle arene, solitamente leoni e tigri) cinque giovani cristiani, fra cui duedonne: una era Vibia Perpetua, ventiduenne, cittadina romana molto istruita e dibuon livello sociale, sposata e madre di un bambino che lei ancora allattava. L’altraera Felicita, incinta al momento dell’arresto, la quale aveva partorito in carcere,quindi idonea ad essere giustiziata insieme agli altri. Ciampi mette in scena laprigionia di Perpetua facendo leva sul diario della martire che rappresenta anchel’unico importante esempio letterario in lingua latina attribuito ad una donna. Nellatradizione ecclesiale questo scritto e’ conosciuto come ‘Passio Perpetuae etFelicitatis’. Il romanzo di Ciampi tratteggia, cosi’, la figura della protagonista e quelladel padre che assiste a quello che per lui e’ solo il suicidio di sua figlia. Il libro verra’presentato a Roma presso la Libreria Flexi (Via Clementina, 9 - Rione Monti) giovedi’alle 19. Sara’ presente l’autore. Moderano le scrittrici Gaja Cenciarelli e MonicaMazzitelli. (Clt/Pn/Adnkronos) 04-APR-11 19:27 NNNN
Pubblicato il: Aprile 5th, 2011 under Varie.
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Il mio nuovo romanzo
Esce in aprile il mio nuovo romanzo.Il titolo è “La ragazza di Cartagine”. Edizione Historica, prezzo 16 euro.
Pubblicato il: Marzo 8th, 2011 under Varie.
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La tigre di Lorenzo Pavolini
“Accanto alla tigre” di Lorenzo Pavolini
Ci sono libri che , nel momento in cui compaiono sugli scaffali, tu sai che dovrai leggerli. Per me “Accanto alla tigre”, di Lorenzo Pavolini è stato uno di quei libri.
Il motivo, per quel che importa, possono intuirlo coloro che mi conoscono ed hanno letto “Mio cugino il fascista”. Non tanto perché la figura di Alessandro Pavolini compare sullo sfondo, in alcune scene, quanto perché il protagonista Alex è molto “pavoliniano”, nell’essere interprete di quel fascismo, nel suo modo di parlare e di pensare, ed anche nel modo di affrontare la morte.
A ciò si aggiunga il fatto che all’epoca, nel 2005 - attratto come sono dalle vite dei grandi perdenti - ero seriamente intenzionato a scrivere una biografia del gerarca morto a Dongo nell’aprile del 1945. Non un romanzo biografico o una biografia romanzata, bensì una “vera” biografia.
Per fortuna, non l’ho fatto.
Non sapevo, confesso, che Lorenzo Pavolini fosse il nipote di Alessandro; e non potevo sapere che pochi anni dopo ne avrebbe scritto. Ma ora questo libro c’è, ed anche questa è una fortuna ; perché l’Autore ha deciso , a un certo punto della sua vita, di guardare negli occhi la tigre che gli camminava accanto da sempre, la stessa che suo nonno aveva cavalcato fino in fondo.Fino all’ultimo giorno.
Alessandro Pavolini era
Questo era il Pavolini Alessandro nel suo consolidato clichè un po’ tetro, un po’ romantico, un po’ robespierriano di fanatico e integralista difensore del regime morente.
Suo nipote Lorenzo, fino al momento in cui non ha guardato negli occhi la tigre, aveva non dimenticato , ma rimosso quella figura , quasi volesse affidarla ad un impossibile oblio.
La sua narrazione dà conto in pieno dell’accettazione di tale impossibilità, e di come si sia imposta, giorno dopo giorno, la ricerca di una verità più profonda, quale che fosse.
Scritte sui muri di neofascisti nostrani, inneggianti al nonno, e il primo impulso di cancellarle; le fotografie dei cadaveri appesi a testa in giù a Piazzale Loreto; spezzoni di ricordi di famiglia, o di testimonianze spurie e incomplete; conversazioni con chiunque fosse in grado di dire qualcosa in più su quell’epoca e su quegli uomini. Visite fallite al cimitero milanese dove sono sepolti i repubblichini morti nella primavera del ’45, compreso Alessandro; indizi e stimoli fra i più disparati, spesso descritti con ironia, tutti convergenti verso gli occhi della tigre.
E alla base di tutto, le domande inevitabili: chi era Alessandro Pavolini? Cosa ha spinto un intellettuale gentile e raffinato, nonché scrittore di talento, a cavalcare la tigre? Qual’era il fascismo in cui credeva? Quali erano i suoi valori di uomo, al di fuori della politica? Qual’era il suo reale rapporto con la violenza, la guerra, la vendetta politica? Qual’era la sua intima percezione della vita e della morte?
Le risposte, spesso mediate e sfumate, mai apodittiche, le lascio volentieri alla lettura di questa narrazione, permettendo al lettore di conservare intatto il valore del percorso e condividere con l’Autore il senso della scoperta, che è la cosa più importante.
In quest’opera la scrittura cresce man mano che si procede, che si conosce, che si scopre.
Sono convinto che sia un risultato voluto, perché questa crescita corrisponde al superamento progressivo delle diffidenze e delle incertezze iniziali nell’intraprendere un cammino per molti anni rinviato .
Le brevi riflessioni sul senso della Storia , ben distribuite nell’opera, acquistano di sempre maggiore incisività e profondità, raggiungendo in alcuni passaggi una bellezza letteraria che non contrasta con lo stile asciutto e con la messa al bando di ogni possibile indulgenza al sentimentalismo familistico.
Quando racconta di sé, infatti, Lorenzo Pavolini sa ricorrere perfino all’understatment o all’autoironia; ma quando appare e ricompare, sempre meglio definita, la figura del nonno, le corde sono quelle di una letteratura vera , importante. E il quadro di insieme alla fine si ricompone sempre, con tutta la tragicità di un’epoca difficile, sanguinosa, drammatica e, soprattutto, non abbastanza conosciuta.
Fra le persone cui Lorenzo si rivolge per capire aspetti non banali del regime cui il nonno aveva devoluto anima e corpo, c’è anche Antonio Pennacchi. E’ singolare che nell’edizione dello “Strega” di quest’anno si siano ritrovati entrambi fra i finalisti, con due lavori molto diversi che però fanno riferimento alla stessa epoca. Segno che le riflessioni sul fascismo , un po’ sclerotizzate nella storiografia ufficiale, tornano centrali nella narrativa, sulla spinta di molte domande tuttora inevase, o neppure formulate.
Vincenzo Ciampi
Lorenzo Pavolini, “Accanto alla tigre” – Galleria Fandango, 2010. Pgg. 243, euro 16,50
Ci sono libri che , nel momento in cui compaiono sugli scaffali, tu sai che dovrai leggerli. Per me “Accanto alla tigre”, di Lorenzo Pavolini è stato uno di quei libri.
Il motivo, per quel che importa, possono intuirlo coloro che mi conoscono ed hanno letto “Mio cugino il fascista”. Non tanto perché la figura di Alessandro Pavolini compare sullo sfondo, in alcune scene, quanto perché il protagonista Alex è molto “pavoliniano”, nell’essere interprete di quel fascismo, nel suo modo di parlare e di pensare, ed anche nel modo di affrontare la morte.
A ciò si aggiunga il fatto che all’epoca, nel 2005 - attratto come sono dalle vite dei grandi perdenti - ero seriamente intenzionato a scrivere una biografia del gerarca morto a Dongo nell’aprile del 1945. Non un romanzo biografico o una biografia romanzata, bensì una “vera” biografia.
Per fortuna, non l’ho fatto.
Non sapevo, confesso, che Lorenzo Pavolini fosse il nipote di Alessandro; e non potevo sapere che pochi anni dopo ne avrebbe scritto. Ma ora questo libro c’è, ed anche questa è una fortuna ; perché l’Autore ha deciso , a un certo punto della sua vita, di guardare negli occhi la tigre che gli camminava accanto da sempre, la stessa che suo nonno aveva cavalcato fino in fondo.Fino all’ultimo giorno.
Alessandro Pavolini era
Questo era il Pavolini Alessandro nel suo consolidato clichè un po’ tetro, un po’ romantico, un po’ robespierriano di fanatico e integralista difensore del regime morente.
Suo nipote Lorenzo, fino al momento in cui non ha guardato negli occhi la tigre, aveva non dimenticato , ma rimosso quella figura , quasi volesse affidarla ad un impossibile oblio.
La sua narrazione dà conto in pieno dell’accettazione di tale impossibilità, e di come si sia imposta, giorno dopo giorno, la ricerca di una verità più profonda, quale che fosse.
Scritte sui muri di neofascisti nostrani, inneggianti al nonno, e il primo impulso di cancellarle; le fotografie dei cadaveri appesi a testa in giù a Piazzale Loreto; spezzoni di ricordi di famiglia, o di testimonianze spurie e incomplete; conversazioni con chiunque fosse in grado di dire qualcosa in più su quell’epoca e su quegli uomini. Visite fallite al cimitero milanese dove sono sepolti i repubblichini morti nella primavera del ’45, compreso Alessandro; indizi e stimoli fra i più disparati, spesso descritti con ironia, tutti convergenti verso gli occhi della tigre.
E alla base di tutto, le domande inevitabili: chi era Alessandro Pavolini? Cosa ha spinto un intellettuale gentile e raffinato, nonché scrittore di talento, a cavalcare la tigre? Qual’era il fascismo in cui credeva? Quali erano i suoi valori di uomo, al di fuori della politica? Qual’era il suo reale rapporto con la violenza, la guerra, la vendetta politica? Qual’era la sua intima percezione della vita e della morte?
Le risposte, spesso mediate e sfumate, mai apodittiche, le lascio volentieri alla lettura di questa narrazione, permettendo al lettore di conservare intatto il valore del percorso e condividere con l’Autore il senso della scoperta, che è la cosa più importante.
In quest’opera la scrittura cresce man mano che si procede, che si conosce, che si scopre.
Sono convinto che sia un risultato voluto, perché questa crescita corrisponde al superamento progressivo delle diffidenze e delle incertezze iniziali nell’intraprendere un cammino per molti anni rinviato .
Le brevi riflessioni sul senso della Storia , ben distribuite nell’opera, acquistano di sempre maggiore incisività e profondità, raggiungendo in alcuni passaggi una bellezza letteraria che non contrasta con lo stile asciutto e con la messa al bando di ogni possibile indulgenza al sentimentalismo familistico.
Quando racconta di sé, infatti, Lorenzo Pavolini sa ricorrere perfino all’understatment o all’autoironia; ma quando appare e ricompare, sempre meglio definita, la figura del nonno, le corde sono quelle di una letteratura vera , importante. E il quadro di insieme alla fine si ricompone sempre, con tutta la tragicità di un’epoca difficile, sanguinosa, drammatica e, soprattutto, non abbastanza conosciuta.
Fra le persone cui Lorenzo si rivolge per capire aspetti non banali del regime cui il nonno aveva devoluto anima e corpo, c’è anche Antonio Pennacchi. E’ singolare che nell’edizione dello “Strega” di quest’anno si siano ritrovati entrambi fra i finalisti, con due lavori molto diversi che però fanno riferimento alla stessa epoca. Segno che le riflessioni sul fascismo , un po’ sclerotizzate nella storiografia ufficiale, tornano centrali nella narrativa, sulla spinta di molte domande tuttora inevase, o neppure formulate.
Vincenzo Ciampi
Lorenzo Pavolini, “Accanto alla tigre” – Galleria Fandango, 2010. Pgg. 243, euro 16,50
Pubblicato il: Settembre 3rd, 2010 under Varie, coaching, presentazione libri, scrittura creativa.
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Il laboratorio di scrittura riapre ad ottobre
Laboratorio di scrittura 2010 - 11
Sede: Associazione “Insieme per Fare”, Via Pelagosa 3, Roma (Zona Montesacro) - tel 068185374
Orari degli incontri: h : 20,15 - 22, ogni venerdi, con cadenza quindicinale per ciascuna “classe”. Da ottobre 2010 a maggio 2011.
Costo di partecipazione: Euro 350 , con possibilità di rateizzazione in tre tranhces per studenti e studentesse (*)
Data del primo incontro: venerdi 8 ottobre 2010
Numero max di partecipanti per ciascuna classe (non derogabile) : 12 (con diritto di precedenza in ordine di iscrizione)
L’attività quest’anno prevede la divisione in due gruppi: la replica del percorso base, e il completamento del biennio per chi ha già partecipato alla precedente esperienza, o sia in possesso dei requisiti che verranno illustrati più oltre.
Percorso base
Non ci sono limiti di età o di livello di istruzione per i partecipanti.
L’esperienza del primo anno è risultata estremamente coinvolgente dal punto di vista umano, prima ancora che da quello espressivo: sulla scorta di queste indicazioni, verrà replicata la medesima metodologia già messa a punto in corso d’opera, adattata alle caratteristiche del gruppo che si andrà a costituire e alle individualità che ne faranno parte.
La partecipazione al laboratorio non può ovviamente assicurare nè il successo letterario, nè la qualifica di “scrittore”; quindi non richiede necessariamente l’ambizione a conseguire tali obiettivi. Lo scopo principale è quello di scoprire e coltivare le potenzialità che possono rendere più libera, consapevole ed efficace la capacità di comunicare esperienze ed emozioni attraverso la scrittura. L’impostazione prescelta privilegia la narrativa, ma un percorso di questo genere si adatta perfettamente anche a chi intende migliorare il proprio approccio a forme non letterarie di comunicazione scritta . O semplicemente la propria sensibilità come lettore.
Ciò passa necessariamente attraverso l’individuazione e la rimozione di una serie di barriere che si creano fra noi e la “pagina bianca”, che spesso inibiscono la capacità di esprimerci, portano a ritenere troppo arduo realizzare il desiderio di strutturare un racconto, o fanno apparire come insostenibile la prospettiva di sottoporlo ad un “pubblico”. L’osservazione delle realtà quotidiana, di se stessi, e l’approccio alla lettura sono quindi gli elementi fondamentali che ci accompagneranno per tutto il corso. Ovviamente verranno proposti anche degli argomenti “tecnici”, che verranno diluiti durante il percorso e verranno sempre introdotti attraverso esempi concreti.
Partecipare al laboratorio comporterà svolgere i cosiddetti “compiti a casa”. La cadenza quindicinale , e non settimanale , ha lo scopo di consentire, via e- mail, e su un blog riservato a noi , l’interscambio con il docente e fra gli stessi partecipanti. Non mancherà mai un “feedback” da parte mia.
Il resto vi verrà illustrato da alcuni dei partecipanti al primo anno nell’incontro di apertura, nel quale i due gruppi lavoreranno insieme.
“Secondo anno”
Sarà dedicato principalmente al romanzo.
Potranno accedervi coloro che hanno già partecipato al primo anno, e inoltre:
chi ha già al proprio attivo pubblicazioni significative; chi ha già partecipato a laboratori di scrittura creativa, anche di impostazione diversa da questo, ma di durata più o meno equivalente, e inoltre sia particolarmente interessato alla redazione di un romanzo.
Analizzeremo in profondità le caratteristiche di struttura e di genere del romanzo; esploreremo il processo creativo e le difficoltà principali che si incontrano nella trasformazione in forma compiuta dell’idea narrativa che è alla base del nostro progetto letterario; parleremo della caratterizzazione dei personaggi, sia i protagonisti che le figura cosiddette “minori”; personaggi che analizzeremo anche attraverso la struttura dei dialoghi, affrontando il problema del linguaggio che attribuiamo loro; ci confronteremo con esempi di vario genere e di varie epoche, che sceglieremo insieme e studieremo alla luce di quanto proposto nella parte cosiddetta “teorica”.
Inoltre, per avere una visione più ampia, sono previste alcune escursioni verso due forme di scrittura diverse dal romanzo: la scrittura cinematografica, limitatamente al problema della trasposizione filmica di opere letterarie;e la scrittura teatrale, sempre con riguardo alla caratterizzazione dei personaggi attraverso il dialogo. Argomenti cui peraltro si farà cenno , come già avvenuto, anche nella parte finale del corso base.
Soprattutto per chi è interessato al corso base, è previsto un incontro conoscitivo - non obbligatorio - di circa un’ora, presso la stessa Sede, che avrà luogo martedi 28 settembre alle ore 19,30, data-limite per raccogliere le iscrizioni e le quote relative. Sarà mia cura invitare anche alcuni dei partecipanti al “Lab” 2009-10, ai quali, se vorrete, potrete rivolgere delle domande. Vi prego di preannunciare per tempo la vostra presenza. Chi non potesse essere presente il 28/9, ma intenda partecipare al corso, può contattarmi via mail .
La mail di riferimento è: vin_ciam@virgilio.it
A presto
Vincenzo Ciampi
(*) - Essendo il corso a numero chiuso, l’accettazione di un’iscrizione potrebbe comportare l’esclusione di altre per cui, anche in presenza di rateizzazione, l’iscrizione si intenderà impegnativa per tutto il periodo.
Pubblicato il: Agosto 30th, 2010 under Varie.
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“Lezione di storia” (che lezione non è) : Roma, 26 luglio, Villa Celimontana, ore 18,30
La Libreria “Nero su Bianco” , nell’ambito di Celimontana Jazz, ha organizzato una piccola “Piazzetta del Libro”, che nelle ultime tre settimane ha già ospitato incontri con numerosi autori (ha “aperto” Stefano Benni).Domenica 26, alle 18:30, è previsto un incontro(”Lezione di Storia”) che ha il seguente tema: Il Mito nella storia. Le domande proposte a chi interverrà sono: come scindere il personaggio dal mito? E come si insegna la Storia?Parteciperanno Tommaso di Carpegna Falconeri ( docente di Storia Medievale all’Univ. di Urbino), autore de “L’uomo che si credeva Re di Francia”; lo scrittore e giornalista Marco Brando, autore de “Lo strano caso di Federico II di Svevia”; e il sottoscritto, il vostro Vincenzo Ciampi, il quale - come alcuni di voi già sanno - ha scritto due romanzi e un piccolo saggio a contenuto (prevalentemente) storico.Naturalmente non sarà una “lectio” - chi organizza non vuol fare concorrenza ai celebri incontri all’Auditorium - bensì una conversazione piuttosto informale, all’ombra di un platano, sul modo in cui la Storia viene percepita e divulgata. Su come si dovrebbe” insegnare”,invece, è probabile che lo storico presente dica la sua. Io, al massimo, ho provato a raccontarla.Non parlerò dei miei libri, ma dirò qualcosa sul mito della follia nella storia ( e nella letteratura). Nulla di teorico. Se vi farà piacere, vi intratterrò sulla “follia” dell’imperatore Caligola, partendo dall’ipotesi che la sua presunta demenza fosse una costruzione a posteriori di storici ostili, mentre molti suoi “atti” folli, riportati alla politica del tempo, erano semplicemente efficacissime provocazioni. Compreso il cavallo-senatore, e le matrone dei ceti elevati “costrette” a prostituirsi. Se ci sarà tempo, farò un esempio tratto dal secolo scorso, sul tema “la follia come giustificazione del male”.Può interessarvi?Bene. Se passate da quelle parti, anche tornando dal mare (vige un regime di ciabatta libera) venitemi a trovare. Magari saremo in pochi, ma buoni. Mal che vada, la sera ci sono sempre interessanti esibizioni musicali, così potrete rifarvi.Vi aspettoVincenzo
Pubblicato il: Luglio 23rd, 2009 under Varie.
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26 giugno a Roma: “Auroralia” . L’Enzo Ciampi in locandina sono io.

Pubblicato il: Giugno 17th, 2009 under Varie.
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Intervista su “Mio cugino il fascista” - dal sito AgoravoxMagazine
Pubblicato il: Gennaio 11th, 2009 under Varie.
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2009
Cari amici, lettori e non,
vi auguro un duemilanove ricco di serenità, di soddisfazioni, e di buone letture.
Vincenzo Ciampi
Pubblicato il: Dicembre 31st, 2008 under Varie.
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Amos Oz e il perchè della scrittura.
Ci sono libri che dovrebbero essere letti dagli scrittori. “La vita fa rima con la morte“, di Amos Oz, è uno di essi (Feltrinelli 2008, pgg. 106, euro10,00). L’incipit ne è una dimostrazione: “Tali sono le questioni fondamentali: perchè scrivi.Perchè nella fattispecie scrivi proprio in quel modo. “
Si tratta di un romanzo breve, nel quale il protagonista è Lo Scrittore, invitato ad un incontro con il pubblico in un centro culturale. Una routine vissuta distrattamente, quasi con fastidio, con tutto il seguito prevedibile di discorsi di circostanza, domande scontate e risposte educate. L’incontro è solo un pretesto: nell’attesa passata in un bar, volutamente ritardatario, e poi nella sala convegni, lo scrittore osserva. E su ogni persona incontrata casualmente costruisce nella mente un’ipotesi di storia. Volti, voci, gesti sufficienti a mettere in moto la fantasia . L’attrattiva fisica della giovane barista che passa accanto al suo tavolo, e alla quale attribuisce fidanzati presenti e futuri. La voce della lettrice, Rachele, che lui accompagna a casa, che subisce il suo fascino, ma che alla fine lui non segue fino all’interno dell’abitazione, tranne poi raccontare i vari modi in cui l’incontro galante avrebbe potuto concludersi. E tanti altri personaggi , su ognuno dei quali esiste un’embrione di racconto e, se necessario, un nome fittizio da attribuire.
Si capisce che saranno storie non scritte. Nate e morte per noia, per indifferenza, o per la messa in libertà della fantasia. Con un sottofondo di solitudine che emerge dalle pagine finali, ove la realtà è stare soli con se stesso, e sulla quale non si può costruire alcunché . La premessa, quella dell’incipit, è destinata a rimanere disattesa: “perchè scrivi” è la domanda di chi non scrive.
Non credo che per Amos Oz esista solo un modo di far germogliare un’idea letteraria. Come per nessuno. Ma quello che racconta in questo libro è, in tutta evidenza, un modo suo. Molto diverso da ciò che il pubblico immagina. Perchè un romanzo, comunque, nascerà sempre da una maniera del tutto personale di osservare la realtà, la gente e, infine, se stesso. Il segno delle mutandine della cameriera non evocherà paradisi erotici, ma la domanda : chi potrebbe essere il suo fidanzato? E nemmeno la tenera soggezione della lettrice, di fronte all’autore famoso, avrà effetti dirompenti: perchè la fantasia su una notte di sesso non avvenuta, ma immaginata, prevederà che lo scrittore, per provarne il desiderio, pensi alla cameriera. Una fantasia nella fantasia. E così realtà e finzione si intrecciano, e alla fine si annullano a vicenda.
Sono molto rari i casi in cui la genesi del raccontare diventa, a sua volta, racconto. “La vita fa rima con la morte“ può risvegliare il desiderio di scrivere. Oppure renderlo temerario.
Pubblicato il: Novembre 26th, 2008 under Varie.
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