Biografia
VINCENZO …
… nasce a Napoli nel 1955; vive a Roma, da sempre.
Studi classici al “Giulio Cesare”; servizio militare anticipato (per toglierselo dai piedi) , con stipendio da sottotenente tutto speso in viaggi dopo il congedo; molto sport, e ancora viaggi (per imparare l’inglese); Università (Scienze Politiche) e un po’ di giornalismo durante gli studi. Due grandi passioni, la letteratura e la Storia; i primi tornei di scacchi in giro per l’Italia e l’Europa. Laurea con 110 e lode in Storia delle dottrine politiche. E qui, la prima svolta.
Il relatore della sua tesi ne apprezza il lavoro, e vuole che resti in ambito universitario, promettendo di dagli una mano: dottorato di ricerca, per cominciare..
E’ un buon consiglio: ragazzo mio, guadagna poco all’inizio, ma fa quel che ti piace, studia, scrivi, approfondisci. Vivi. Sei giovane, il resto verrà. Ma come molti buoni consigli, non viene seguito. Perchè?
Perché un giovane neolaureato ha fretta di guadagnare subito, e bene, quindi il concorso Ciampi lo fa, ma non all’Università, bensì presso una Grande Organizzazione di imprenditori. Era l’anno dei mondiali, quelli dell’ottantadue… così arrivano il lavoro, lo stipendio, e anche l’illusione che quello che stai facendo è davvero quel che ti piace. Non è questa l’etica del lavoro tipica degli anni Ottanta? Rampanti ed aggressivi: darsi da fare, mettersi in luce, fare tardi in ufficio, fare soldi, fare carriera. Dopo tutto, alcune doti richieste dal ruolo ci sono davvero: ambizione, preparazione interdisciplinare, capacità decisionale, abilità nel parlare in pubblico, quel po’ di arroganza che non guasta (sei uno str… e sei contento di esserlo) , scelta oculata dei collaboratori. Già: Ciampi li sceglie proprio bene. Nel suo primo posto di lavoro fa il colloquio d’assunzione ad una ragazza molto brava in diritto sindacale, che si chiama Gianna. Diventerà sua moglie, e lo resterà.
Tutto procede per il meglio: carriera veloce, nomina a dirigente a trent’anni. Ma allora, non è stata la scelta giusta?
No che non lo era. Qualcosa mancava: il tempo, ad esempio. Tempo per quello che si è, non per quello che si fa. Ci mette anni , Vincenzo, a capire che quella non è la sua vita. Forse non vuole capirlo. E intanto, compaiono i primi capelli grigi…
La prima vera scossa, però, arriva da un sentimento umano quanto deteriore: l’invidia.
Durante un torneo di scacchi apprende che un giocatore di Prima Categoria nazionale, un tal Maurensig, non giovanissimo, ha esordito - dicono - con un bel romanzo, pubblicato da Adelphi, ispirato al nobil giuoco. Vincenzo è un Maestro di scacchi, quindi molto più bravo di quel Maurensig. Alla notizia, reagisce come un bambino di due anni: chissà che banalità avrà scritto, quella Prima Nazionale…
Il libro ha successo, vende bene, anzi è un best - seller: è “La variante di Luneburg”. Vincenzo, che di solito è un divoratore, per due anni rifiuta di comprarlo , poi la curiosità lo fa capitolare. Lo legge: maledizione, è bellissimo ! Vorrebbe averlo scritto lui.
Ora Vincenzo, che ha passato la quarantina, sa due cose: che vuole scrivere e che il suo lavoro non gli piace più. Nel suo ambito professionale rappresenta degli interessi: solo ora si accorge che non li condivide? O che una buona retribuzione glieli fa digerire meglio?
Passa ancora del tempo, ed è davvero tempo sprecato. E’ ingrassato a dismisura, comincia ad assomigliare a Maradona. Dorme poco, è nervoso, ha la gastrite, ha la pressione alta. Delega tutto ciò che può, anche quello che non dovrebbe, anche quello che prima non avrebbe mai delegato. Naturalmente se ne approfittano, ma il bello è che a Vincenzo non gliene importa più nulla. Le persone cui dovrebbe rispondere gli piacciono sempre di meno: c’è pericolo che se a qualcuno di loro regali un libro, quello ti risponda: “Grazie, ma ne ho già uno”. Sì, dopo tutto Vincenzo è ancora un snob. Incorregibile.
Alla fine capisce che tutto ha un limite, che c’è solo una cosa dignitosa da fare, e si decide a farla: andarsene.
Ora è un uomo libero.
Gli chiedono cosa abbia in mente per il futuro: si riferiscono al lavoro, naturalmente, che per loro è tutto. Lui risponde che ha grandi progetti. Non è una bugia, un grande progetto ce l’ha: grande per lui stesso, non per il mondo.
Senza affannarsi troppo, comincia a cercarsi degli incarichi da consulente - è presto per la pensione - ma soprattutto inizia a scrivere. Dieci chili persi correndo sul viadotto aiutano la mente, oltre che il corpo. Passa una serata tristissima confidando ad amici di vecchia data che ha scritto un romanzo: prima non ci credono, poi lo prendono in giro. Forse hanno concluso che non trova lavoro, o non gli va più di lavorare, e che non sa come passare il tempo. Tornando a casa, grazie a Gianna si calma: “Lo leggeranno”, pensa, ” e ciò basterà”. Gli amici, se sono tali, non avranno neppure bisogno di chiedere scusa. Dopo tutto, “Mio cugino il fascista” è un libro sull’amicizia…
Quando finisce il romanzo, sa già che pubblicarlo non sarà facile. Gli hanno già spiegato che nel sistema editoriale italiano non è neppure sufficiente che il libro sia bello: lui è un esordiente prossimo alla cinquantina, e oltretutto è una persona normale, senza alcuna entratura nell’ambiente letterario. Perché dovrebbero puntare su di lui? Non ha inventato i lucchetti sul Ponte Milvio. Non va in TV, non lo conosce nessuno. Una ragazzina morbosa con un diario pornografico ha molte possibilità di esordire con un Grande Editore. Lui nessuna. Ma del Grande Editore in realtà non gliene importa molto, la vita dell’ “aut Caesar aut nullus” è ormai nel cestino, come quasi tutti i suoi manoscritti. Che Vincenzo continua a mandare in giro .
Alla fine, “Il cugino” è in libreria. Non in tutte le librerie, solo alcune, perché la tiratura non è quella dei Grandi Editori. Recensioni? Due o tre. Chi si accorgerà di quel libro?.
Qualcuno, invece, se ne accorge: il romanzo si ritrova finalista in un premio dove c’è una giuria di pubblico, insieme a libri di Grandi Editori. Non un Grande Premio, ma nemmeno l’ultimo: è un Premio serio, decidono i lettori. Vincenzo non ci crede quando gli comunicano che è fra i vincitori.
Lo invitano alla premiazione, c’è un po’ di gente. Lui entra nella sala, e si accorge quella gente lo aspetta, vuole conoscerlo, vuole parlare con lui. Non sono poi tanti (trenta? quaranta?), ma ci sono venuti apposta. Ma allora i lettori esistono per davvero: sono loro!
Non si vincono soldi, in quel premio. Ma Vincenzo capisce che ha vinto tutto quello che c’era da vincere. Che ha dato scaccomatto. Ora può cominciare una nuova partita.
Chi l’avrebbe mai detto: scrivere è faticoso! Specie se hai venduto il tuo cervello sul mercato per anni, ed hai perso familiarità con la creatività e la fantasia. Il tuo italiano si è irrimediabilmente “sporcato”: rivedi e riscrivi all’infinito, e non sei mai soddisfatto. Leggi i libri degli altri, e ti sembrano molto migliori: loro sono scrittori “veri”, tu no, sei un dilettante attempato e velleitario. Ci sono giorni in cui provi solo nausea per il tuo stesso prodotto. Ci sono periodi in cui non viene fuori nulla di nulla. Riaffiora il dubbio di aver sbagliato tutto ancora una volta.
Se poi ami le ambientazioni storiche, e per giunta sei rigoroso, la fatica aumenta..
Quindi, scrivere è un lavoro impegnativo. In Italia, l’unica differenza con altri lavori difficili è che, con tutta probabilità , non ti farà guadagnare nulla, almeno per molti anni.
Ma se per tua sfortuna è la cosa migliore che sai fare, perché definirlo un hobby? O uno sfogo? O peggio ancora, un vizio? Devi farlo, e basta. Per guadagnare ci sono molti modi, per essere se stessi ce n’è uno solo. In fondo, è l’accettazione dei propri limiti. Anche se a molti sembra un atto di presunzione .
Quindi Vincenzo andrà avanti per la sua strada. Almeno finché avrà qualcosa da dire.
Il primo romanzo era ambientato all’epoca della guerra civile, quella che ha opposto i partigiani ai fascisti. Uomini ordinari in circostanze straordinarie. E, a volte, persone straordinarie che emergono in quelle circostanze, dove la distinzione fra il Bene e il Male diventa sempre più incerta. Una guerra civile è una tragedia che spesso si è ripetuta nella Storia. I prossimi due libri parleranno ancora di quella tragedia. Saranno ambientati nella Roma di duemila anni fa, dilaniata dalle guerre civili. Una ricostruzione della congiura delle Idi di Marzo, e un romanzo dedicato alla figura di Fulvia, una donna realmente esistita, e realmente straordinaria.
Poi si passerà ad altri argomenti. Se Dio vuole.