Archivio del Novembre 26th, 2008
Amos Oz e il perchè della scrittura.
Ci sono libri che dovrebbero essere letti dagli scrittori. “La vita fa rima con la morte“, di Amos Oz, è uno di essi (Feltrinelli 2008, pgg. 106, euro10,00). L’incipit ne è una dimostrazione: “Tali sono le questioni fondamentali: perchè scrivi.Perchè nella fattispecie scrivi proprio in quel modo. “
Si tratta di un romanzo breve, nel quale il protagonista è Lo Scrittore, invitato ad un incontro con il pubblico in un centro culturale. Una routine vissuta distrattamente, quasi con fastidio, con tutto il seguito prevedibile di discorsi di circostanza, domande scontate e risposte educate. L’incontro è solo un pretesto: nell’attesa passata in un bar, volutamente ritardatario, e poi nella sala convegni, lo scrittore osserva. E su ogni persona incontrata casualmente costruisce nella mente un’ipotesi di storia. Volti, voci, gesti sufficienti a mettere in moto la fantasia . L’attrattiva fisica della giovane barista che passa accanto al suo tavolo, e alla quale attribuisce fidanzati presenti e futuri. La voce della lettrice, Rachele, che lui accompagna a casa, che subisce il suo fascino, ma che alla fine lui non segue fino all’interno dell’abitazione, tranne poi raccontare i vari modi in cui l’incontro galante avrebbe potuto concludersi. E tanti altri personaggi , su ognuno dei quali esiste un’embrione di racconto e, se necessario, un nome fittizio da attribuire.
Si capisce che saranno storie non scritte. Nate e morte per noia, per indifferenza, o per la messa in libertà della fantasia. Con un sottofondo di solitudine che emerge dalle pagine finali, ove la realtà è stare soli con se stesso, e sulla quale non si può costruire alcunché . La premessa, quella dell’incipit, è destinata a rimanere disattesa: “perchè scrivi” è la domanda di chi non scrive.
Non credo che per Amos Oz esista solo un modo di far germogliare un’idea letteraria. Come per nessuno. Ma quello che racconta in questo libro è, in tutta evidenza, un modo suo. Molto diverso da ciò che il pubblico immagina. Perchè un romanzo, comunque, nascerà sempre da una maniera del tutto personale di osservare la realtà, la gente e, infine, se stesso. Il segno delle mutandine della cameriera non evocherà paradisi erotici, ma la domanda : chi potrebbe essere il suo fidanzato? E nemmeno la tenera soggezione della lettrice, di fronte all’autore famoso, avrà effetti dirompenti: perchè la fantasia su una notte di sesso non avvenuta, ma immaginata, prevederà che lo scrittore, per provarne il desiderio, pensi alla cameriera. Una fantasia nella fantasia. E così realtà e finzione si intrecciano, e alla fine si annullano a vicenda.
Sono molto rari i casi in cui la genesi del raccontare diventa, a sua volta, racconto. “La vita fa rima con la morte“ può risvegliare il desiderio di scrivere. Oppure renderlo temerario.
Pubblicato il: Novembre 26th, 2008 under Varie.
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