Archivio del Ottobre 13th, 2008
Spike Lee e le polemiche inutili: “Miracolo a Sant’Anna”, in fondo, è solo un film
Nelle nostre sale la prima scena del film si apre con un avvertimento per il pubblico italiano. Prima che la scena di apertura, quella del delitto a New York, compaia sullo schermo, una scritta avverte lo spettatore non solo che il film, tratto da un romanzo, è un’opera di fantasia, ma anche che - come accertato in sede storica e processuale - la reponsabilità dell’ eccidio di Sant’Anna di Stazzema è da ascriversi esclusivamente alle SS, che perpetrarono una strage di civili non giustificata da alcuna motivazione di carattere bellico.
L’impressione - salvo smentita - è che tale avvertenza sia stata inserita recentemente ad esclusivo beneficio del pubblico italiano. Le polemiche sulla pellicola di Spike Lee , infatti, sono comprensibili solo in casa nostra, e sicuramente erano impreviste sia dal regista che dalla produzione.
Il film di Lee è importante, ma non è bellissimo, nè riuscitissimo, anche se a tratti si vede la mano del maestro. La ciritica forse è stata fin troppo severa, perchè lo stile asciutto e “duro” del regista - qua e là attraversato da improvvismi lampi di retorica, o di surrealismo - presenta situazioni drammatiche in modo piuttosto anticonvenzionale rispetto a tanti film ambientati in tempo di guerra. La tensione etica ed emotiva, che indubbiamente esiste, può essere colta solo da chi abbia una particolare sensibilità a quegli avvenimenti, un livello di cultura storica e di informazione sufficiente, e una mente scevra da preconcetti. Non è un film per tutti, insomma; e inoltre, alcune incongruenze e lentezze nella narrazione non hanno contribuito nè alla cassetta, nè alla benevolenza dei critici.
Ciò premesso, “Miracolo a S.Anna” non è un film sulla strage di Sant’anna di Stazzema: è esenzialmente un film sulla partecipazione dei neri alla II Guerra Mondiale, e sul loro dissidio fra senso del dovere e consapevolezza della loro emarginazione anche all’interno dell’ esercito amricano. I protagonisti sono cinque militari della Divisione “Buffalo”, un reparto “tutto nero” di fanteria, ma comandato da bianchi, che effettivamente partecipò alle operazioni dall’estate del ‘44 ai primi mesi del ‘45. la loro zoba di impiego fu, nello stesso periodo, teatro di feroci repressioni antipartigiane condotte non solo dalle SS, ma anche da reparti della Wermacht e dalla milizia della RSI. Il vero protagonista, però, è il bambino, scampato all’eccidio di S.Anna è protetto prima da un soldato di colore, il “gigante di cioccolato”, poi da tutti i suoi commilitoni.
C’è solo una scena che riguarda effettivamente i fatti di S.Anna, ovvero quella dell’ epilogo, con l’uccisione delle donne, dei vecchi e dei bambini girata nel luogo dove essa effettivamente si verificò, ovvero davanti alla chiesa situata poco fuori il paese.
Il motivo delle polemiche è il seguente. Dalle dinamica del film, si evincerebbe che l’azione spietata delle SS fosse motivata dall’esistenza di reparti partigiani in zona, e in particolare dlla caccia ad uno dei loro capi. C’è inoltre la figura di un partigiano traditore, che è in combutta con i tedeschi e che esporrà un altro paese, non identiifcato (quindi frutto di fantasia) ad un ulteriore attacco delle SS, nela quale saranno coinvolti anche i cinque soldati neri della “Buffalo”.
Dal film inoltre emergerebbe - ma questo, in verità, è meno evidente nella narrazione - che l’atteggiamento della popolazione civile sarebbe stato diffidente nei confronti degli americani, ed anche nei confronti degli stessi partigiani. Inutile dire che ciò ha rivitalizzato le vecchie polemiche sul rapporto fra partigiani e popolazione, in presenza della minaccia di rappresaglie contro i civili.
Il film non è una ricostruzione storica; il bambino scampato alla strage ha un’ovvia funzione metaforica e sinbolica nei confronti dei soldati americani di colore, per loro difendere lui e i civili era diventa un modo di difendere se stessi e dare un senso alla partecipazione ad una guerra nella quale erano considerati, dagli alti comandi, poco più che “carne da cannone”.
Vale la pena ricordare , invece, ciò che emerge chiaramente dalla storiogorafia, ed è stato ulteriormente rafforzato dal processo contro alcuni SS superstiti, con la sentenza di condanna emanata qualche anno fa dal Tribunale militare di La Spezia.
Fra tutte le rappresaglie compiute dai nazisti, quella di Sant’Anna , oltre che la più cruenta, fu anche la meno giustificata da motivi di carattere militare, anche volendo annoverare fra questi ultimi le esigenze di “bonifica” delle retrovie. Mentre è ovvio che in tutta l’area appenninica, al di qua della Linea Gotica, c’erano numerose formazioni partigiane, ed operazioni condotte da partigiani, nella meta’ di agosto del 1944 intorno ai paesi dell’ Alta Versilia non c’era più significativa attività di guerriglia. Ciò è opportuno ricordarlo per aderenza alla realtà, non perchè la presenza di partigiani, aiutati o meno dalla popolazione civile, potesse in ogni caso giustificare l’uccisione di vecchi e bambini.
L’ultimo episodio di attacco compiuto da una formazione delle “Garibaldi” risaliva al 4 agosto (la strage è del 12 agosto) : erano stati fatti saltare due ponti che collegavano la Versilia alla Garfagnana. Nei giorni successivi la situazione si era normalizzata, e le formazioni partigiane avevano già lasciato la zona. Tanto è vero che quando le SS della 16ma Div. corazzata cominciarono a rislaire dal fondovalle, la popolazione si aspettava solo di essere sfollata, e cominciava a raccolgiere le masserizie. Ci possono essere dubbi,invece, sul fatto che una rappresaglia talmente cruenta fosse stata pianificata in anticipo. Infatti un tedesco fu ferito ad una spalla da un isolato colpo di arma da fuoco mentre il suo reparto transitava nella frazione di Vacareccia. Dal ferimento all’inizio della repressione, comunque, passarono trenta minuti, ed i primi a farne le spese furono gli abitanti di quel paesino, rinchiusi in un cascinale ed eliminati con il lancio di bombe a mano. Poi la furia delle SS coinvolse tutti i piccolissimi centri della zona, fino allo sterminio finale davanti alla chiesa di Sant-Anna. I morti totali sono stati stimati a lungo in 560. Alcuni studi recenti parlano di 390 vittime. Un classico episodio di spietata guerra ai civili, dalla quale non si poteva ottenere l’arresto o l’uccisione di un solo “bandito”. Nel film, la figura tormentata del capo partigiano - oggetto di una taglia da parte delle SS - e del traditore che lo uccide sono presumibilmente figure di fantasia, mentre è documentato il fatto che le squadre naziste furono guidate in quei luoghi da collaborazionisti italiani.
Situazioni in cui la popolazione civile manifestò sentimenti negativi nei confronti dei partigiani, durante tutta l’attività della guerra partigiana, sono altrettanto documentate, e in presenza della minaccia di rappresaglie sono anche pefettamente comprensibili. Riconoscerle non toglie nulla alla barbarie dimostrata contro i civili, negarle è da stupidi. Nel caso reale di Sant’Anna, tuttavia, non vi fu nulla che possa ragionevolmente ricondurre a qualcosa del genere.
Inoltre, la strage - nonostante la crudezza della scena madre del film - fu ancora più efferata di quanto non si veda sullo schermo. Con episodi di crudeltà e di sadismo che è raccapricciante perfino descrivere. Con l’occasione, invito a scrivermi i lettori interessati a documentarsi su quegli avvenimenti, sarò lieto di fornirgli indicazioni sulle fonti (sia di parte italiana che tedesca).
Non è comunque la strage in sè, come abbiamo visto, a rappresentare il “topic” del film. Così come le polemiche sull’antifascismo c’entrano davvero poco: nell’opera di Spike Lee i fascisti non compaiono neppure. Si può supporre che il traditore sia in realtà un fascista , ma pare mosso più che altro da una vendetta personale; e c’è un anziano del paese che ha la tessera del partito e la foto di Mussolini (finirà ammazzato anche lui dai tedeschi). Tutto qui. Per il resto una storia molto, molto americana, benchè quasi tutta ambientata in un Paese dell’Appenino. Definirlo film “revisionista”non è solo sbagliato, ma privo di senso. Così come è triste notare che c’è sempre chi si insinua in polemiche speciose per avanzare l’idea che le rappresaglie fossero colpa dei partigiani, e non dei nazisti che sparavano, e di coloro che li aiutavano. Di qui l’opportuno “disclaimer” posto all’inzio della proiezione.
Pubblicato il: Ottobre 13th, 2008 under Varie.
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