Archivio del Settembre 26th, 2008
Nazirock, un film e qualcosa di più
“Noi ci proclamiamo revisionisti, non esitiamo a dirlo”. Questa frase non proviene da un circolo di intellettuali, o da un gruppo di studenti, e neppure da un blog di appassionati di storia. A pronunciarla è il leader di un gruppo rock, che fa della musica di discreto livello. Il problema, però, non è la musica: sono i testi. Il gruppo si chiama “Legittima Offesa”: uno slogan efficace quanto violento, nonostante provenga, dopotutto, da un artista: chi ci calpesta, chi ci disprezza, lo possiamo anche attaccare. Non solo verbalmente.
La lunga marcia del “revisionismo” di bassa lega, quello che a volta si afferma solo per dispetto a chi è di sinistra, si sta concludendo vittoriosamente. Gruppi organizzati di giovani e giovanissimi non esitano a riunirsi per salutarsi romanamente, per gridare slogan nazi, per scambiarsi invettive traboccanti disprezzo per lo straniero , condendole con un generico richiamo a valori tradizionali: patria, famiglia, cristianesimo. Sono fascisti. Dichiaratamente fascisti .E siccome vogliono esserlo integralmente, sono nazi- fascisti.
Li trovi allo stadio. Li trovi sempre più spesso nelle piazze. Detestano le forze dell’ordine quanto i comunisti, i “sionisti”(leggasi=gli ebrei), e di conseguenza tute le democrazie, prima fra tutta l’America, perchè è dominata da speculatori ebrei e/o massoni (ricordate le “plutocrazie” contro cui si scagliava Mussolini?). Perchè aiuta Israele.
Questo il mondo che compare nel film- reportage di Claudio Lazzaro, “Nazirock”, che merita di essere visto, ma che tante difficoltà ha avuto nel trovare normali canali di distribuzione, un pò per la paura dei gestori delle sale, un po’ per la scarsa attenzione nell’ambito stesso della Sinistra. E anche questo si spiega: ultimata la produzione a pochi mesi dalle ultime elezioni, non si è ritenuto utile utilizzare una pellicola che presenta numerosi riferimenti alla presenza, nel centro - destra, anche della componente di Forza Nuova, che è il punto di riferimento politico degli estremisti di destra, ed è pilotata da personaggi che nella migliore delle ipotesi sono razzisti, nella peggiore hanno avuto a che fare più volte con la giustizia.
Accanto ai leader neofascisti, una schiera di pseudo-intellettuali da brivido, che diffondono ed argomentano teorie raccapriccianti, consigliano libri che pretendono di smontare la “leggenda” di Auschwitz, si abbandonano elucubrazioni sulla differenza delle razze e delle culture. Pessimi maestri. Non stupisca che , se si chiede a qualcuno di quei ragazzi chi è il loro personagio stroico di riferimento, loro non esitano indicare Mussolini. Non ne sanno molto, ma per loro il Duce è un mito. E anche Hitler era un grande statista. Se gli si chiede dei lager e della Shoah, loro dicono che un’invenzione, o un’esagerazione della storia ufficiale, quella dei vincitori. Se invece sono un pò più acculturati, o smaliziati dal punto di vista dialettico, argomentano diversamente: così come Hitler ha compiuto degli “eccessi”, anche Mussolini ha compiuto degli errori; forse non doveva allearsi con la Germania; forse non doveva entrare in guerra; però ha fatto tante cose buone, perchè il Duce vedeva un grande futuro per l’Italia e per l’Europa, proteggeva i ceti più deboli, difendeva l’unità nazionale, era il vero baluardo contro la scristianizzazione e il materialismo.
Cose già sentite mille volte, non è vero? E non solo da diciottenni palestrati ed ignoranti, che ballano trasformando la danza in un corpo a corpo animalesco, sognando di avere un comunista o un ebreo fra le mani. Li ascoltiamo ogni giorno anche da persone che attualmente rappresentano le istituzioni.
E allora, come non pensare al lento, sotterraneo processo di svalorizzazione e banalizzazione dell’antifascismo e della Resistenza? Alla equiparazione surretizia fra i ragazzi di Salò e i partigiani, assimilando alle motivazioni della lotta (l’onore, la dignità nazinale, la loro idea di patria), i valori fondamentali del campo in cui hanno combattuto. Come se partigiani e camicie nere volessero la stessa cosa. Come se il rispetto per le vittime, e il riconoscimento della loro dignità, rendesse obbligatorio il rispetto per le loro idee, restituendo anche ad esse dignità.
Così, la “vulgata”ufficiale del centro-destra ha ormai stabilito e diramato i propri capisaldi concettuali. Non sono gli stessi dei nazirock, perchè escludono il nazismo. Lo condannano. Ma lo fanno per rivalutare il fascismo. Così, per loro, il fascismo aveva un progetto per l’Italia, poggiava su valori solidi; magari peccava di eccessivo autoritarismo, ma senza esagerare. il confino politico era un luogo di villeggiatura; il consenso al regime era generale, si opponeva solo qualche comunista frustrato scappato in Francia; le riforme sociali erano giuste e popolari; lo stato corporativo una grande intuizione. Ma la guerra, la sconfitta, le dsitruzioni, le stragi? La risposta è pronta: peccato che ci sia stato Hitler, beh, quello lì’ esagerava, era lui “il male assoluto”.
Non ci sarebbero questi discorsi, e non ci sarebbero neppure i ragazzi con le svastiche, se la concezione vagamente buonista e riabilitatoria del fascismo non avesse, lentamente, recuperato terreno. Se dalle opere di De Felice non fosse stato estrapolato il linguaggio, magari senza neppure leggerle fino in fondo. Alla “vulgata” antifascista si è opposta una “contro-vulgata” (non lo dico io, l’ha detto uno storico), e ora c’è il sospetto che sia divenuta maggioritaria. Una tragedia. Qui non voglio ripetere le considerazioni già svolte in altre parti recenti di questo blog; compresa la critica alle difese sbagliate , come ad esempio il negazionismo di segno opposto su tanti aspetti della nostra Storia (perchè scagliarsi contro chi parla delle foibe, o degli eccidi di fascisti a guerra finita?). Voglio solo ricordare che se ciò è avvenuto, è perchè si è consentito che l’ignoranza non fosse più un disvalore. La colpa è nostra.
Uno dei giovani intervistati da Claudio Lazzaro poteva essere, davvero, un “bravo ragazzo”. Parlava dell’educazione (”sana”, la definisce) che ha ricevuto a casa sua dai genitori. Onestà, lealtà, lavoro, buoni sentimenti, senso della Patria e del dovere. Poi aggiungeva che , pur con qualche riserva (Hitler gli piaceva poco), nell’ambiente di destra ha trovato il modo di esprimere e condividere quei valori. La domanda, ora, è: quando è avvenuto quel passaggio? Cosa abbiamo fatto noi per intercettare i valori di quel ragazzo? Come abbiamo comunicato con lui? Quali elementi conoscitivi, nella società e nella scuola, avrebbe potuto e dovuto trovare per avere un’alternativa alla scelta che ha fatto?
Io, personalmente, ho paura della risposta.
V.C.
Pubblicato il: Settembre 26th, 2008 under Varie.
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